Quali processori utilizzano i dispositivi mobili Android?

Il processori utilizzati nei tablet e negli smartphone che usano il sistema operativo Android di Google (che oggi è parte di Alphabet) non sono gli stessi che troviamo nei PC, e ovviamente differiscono anche da quelli utilizzati nei computer e nei dispositivi mobili di Apple. Queste CPU, infatti, devono essere progettate per rispondere alle esigenze specifiche di questo genere di macchine, di conseguenza si è sviluppato nei decenni un mercato parallelo che vede anche in questo caso una lotta fra diversi produttori. Negli articoli che seguono troverete, rispettivamente, informazioni utili per scoprire il processore presente nel vostro tablet o smartphone, una panoramica sui processori per i dispositivi mobili e una guida alla scelta di quelli attualmente presenti sul mercato (quest’ultimo argomento presentato in due diversi articoli, di cui il primo molto più esaustivo ma non aggiornatissimo, e il secondo più sintetico ma attuale).

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Quali processori vengono utilizzati nei Mac di Apple?

I computer fissi e portatili di Apple, noti come Macintosh (o Mac in breve, con le diverse “declinazioni” a seconda del modello) hanno utilizzato, nel corso della storia di questa grande azienda informatica, sia i processori prodotti dalla stessa casa produttrice sia quelli di altre case come Motorola o Intel, e di conseguenza utilizzati anche su altri computer. Ogni anno Apple presenta le sue novità nel corso del conferenza mondiale degli sviluppatori (Wordwide Developer Conference o WWDC), evento in cui vengono anche presentati i nuovi processori e sistemi operativi e che molti siti dedicati ai prodotti Apple seguono spesso in diretta, commentando le varie novità. Nel primo linkato in basso è possibile consultare la pagina che Wikipedia ha dedicato alla storia dei modelli di Mac e alle rispettive CPU “montate” al loro interno, mentre nell’articolo successivo trovate informazioni sui processori di ultima generazione utilizzati nei computer della Mela.

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Quali sono le CPU presenti all’interno dei PC?

I due principali tipi di processore (CPU) che ritroviamo all’interno dei PC sono prodotti da Intel e AMD. Queste due aziende, infatti, si sono sfidate per decenni sul terreno informatico producendo processori sempre più potenti, e la loro sfida continua ancora oggi sebbene Intel riesca sempre a mantenere una posizione dominante sul mercato. Mentre in passato era piuttosto facile identificare una CPU e capire se apparteneva a una nuova generazione, oggi la diversificazione dei modelli di processore rende molto più difficile orientarsi e capire se il computer, fisso o portatile, che abbiamo a disposizione o intendiamo acquistare “monta” una CPU sufficientemente aggiornata e potente per gli obiettivi che ci siamo prefissi nell’utilizzo della macchina e del software (per esempio un’eventuale aggiornamento del sistema operativo). Nei due articoli che seguono troverete, rispettivamente, una serie di informazioni generali sul mondo dei processori e sulla loro storia ed evoluzione e una guida alla scelta della CPU che prende in esame i modelli prodotti dalle due case.

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Che tipo di periferiche posso collegare a un tablet o smartphone?

A differenza di quanto accade con il collegamento di periferiche a un computer, il numero di periferiche collegabili a un dispositivo mobile, tablet o smartphone che sia, di solito è molto più limitato. Potrebbe sorprenderci, tuttavia, scoprire che, per esempio, possiamo collegare un iPhone o un iPad a un televisore usando un semplice cavo adattatore HDMI (vedi esempi in basso), oppure che il nostro tablet o smartphone Android potrebbe consentirci di collegare un mouse e/o una tastiera e di simulare in modo abbastanza fedele l’utilizzo di un computer, oppure un pendrive per leggere e scrivere dei dati. Le possibilità che il sistema operativo del vostro dispositivo mobile riconosca e sia in grado di gestire la periferica collegata sono comunque legate al suo sistema operativo e alla presenza dello standard OTG, e l’unico modo per sapere se è possibile consiste nel collegarla e vedere se quest’ultimo, appunto, sia in grado di riconoscerla e quali opzioni di utilizzo metta a disposizione.

Ecco due esempi di cavi/adattatori che permettono, per esempio, di collegare una TV o un proiettore basati su standard HDMI a un iPhone o iPad di Apple:

Quali periferiche posso collegare a un computer?

Il genere di periferiche collegabili a un computer è virtualmente infinito, in quanto anche mancando le porte di collegamento necessarie per una periferica specifica è possibile utilizzare degli hub o degli adattatori per rendere compatibile il computer con essa, ovvero fare in modo che quest’ultimo sia in grado di riconoscerla e gestirla. Più che l’hardware di un computer, ciò che rende spesso meno facile utilizzare alcune periferiche è il software, e in particolare il sistema operativo, che per gestirle usa i cosiddetti driver, in alcuni casi non presenti o non adeguatamente aggiornati. I tipi di periferiche disponibili sul mercato sono davvero numerosi, e vengono spesso identificate a seconda che siano periferiche di input o di output (o entrambi).

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Quali porte possono essere presenti su un computer?

Il numero di porte, e di conseguenza le possibilità di collegare periferiche, su un computer di solito varia in base alle dimensioni della macchina. I computer desktop, ovvero i fissi, hanno in genere un buon numero di porte, mentre i portatili, man mano che si riducono le loro dimensioni, tendono a ospitare un numero progressivamente più basso di porte di connessione. Prima di acquistare un computer, è consigliabile informarsi, consultando le sue caratteristiche tecniche, riguardo alle porte presenti, in modo da sapere in anticipo se si avrà bisogno, per esempio, di acquistare degli hub o degli adattatori a seconda delle periferiche che prevediamo di collegare al computer.

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Come risolvere i limiti nel numero e tipo di porte di un computer?

Può capitare che il nostro computer abbia un numero limitato di porte, per esempio USB, oppure che quelle presenti non siano adatte al tipo di cavo con cui vogliamo collegare una periferica (stampante, scanner, video, ecc.). Nel primo caso ci vengono in aiuto gli hub, che possono moltiplicare il numero di porte o addirittura aggiungerne altre, mentre nel secondo caso possiamo ricorrere ad adattatori e convertitori, che rendono compatibile uno standard con un altro, come quelli che adattano il micro USB o l’USB-c con l’USB standard (per collegare, per esempio, un pendrive tradizionale a uno smartphone o a un tablet dotati di standard OTG).

Che cos’è un adattatore o convertitore in informatica?

Quando le “porte” a disposizione su un dispositivo digitale (computer, tablet, smartphone) non sono adatte per collegare le apparecchiature di cui abbiamo bisogno, possiamo ricorrere a un adattatore (o convertitore), ovvero un accessorio che converte, appunto, uno standard in un altro. Un esempio tipico di questo tipo sono gli adattatori da scheda SD a microSD, venduti insieme a queste ultime, oppure da microUSB o USB-C al formato USB standard (vedi prima foto in basso), ma può anche trattarsi di un adattatore da USB a uno standard video (vedi seconda foto in basso), e così via. La differenza fra adattatore e convertitore è che, nel secondo caso, l’accessorio contiene anche dei circuiti in grado di convertire, appunto, i segnali da un formato all’altro, ed è quindi più complesso e costoso rispetto a un semplice adattatore (vedi terza foto in basso).

Un adattatore da USB-c a USB standard: link
Un esempio di adattatore da USB a video VGA: link
Un convertitore video da HMI a SCART e viceversa: link

Che cos’è un hub?

Con il termine hub in informatica e nella tecnologia in generale si intende un accessorio che, collegato a uno degli ingressi o “porte” del computer (per esempio USB), permette di moltiplicarne il numero, e in alcuni casi di aggiungere altri tipi di porte (in questo caso l’hub contiene anche un adattatore o convertitore, vedi terza foto in basso). Gli hub più diffusi sono sicuramente quelli USB e quelli Ethernet (vedi prima e seconda foto in basso), i primi destinati al collegamento di periferiche di ogni tipo e i secondi utilizzati per le reti locali (e detti in questo caso switch).

Esempio di hub USB: link
Esempio di hub/switch Ethernet: link
Esempio di hub con convertitore/adattatore: link

Cosa vuol dire “flashare” una ROM?

Con il termine flashare si indica l’operazione con cui il software di sistema originale presente nella ROM di uno smartphone o di un tablet Android viene sostituito con un software alternativo, tipicamente con quello relativo a una ROM personalizzata (custom o cucinata in gergo). Si tratta di un’operazione molto delicata e consigliata solo agli utenti più esperti, in quanto un errore durante la procedura potrebbe rendere lo smartphone o il tablet letteralmente inutilizzabili (in gergo bricked, ovvero equivalente a un mattone). Inoltre, tale operazione, se condotta su un prodotto ancora in garanzia, va a invalidare quest’ultima.

Articolo consigliato: Flashare una custom ROM da zero? Ecco come procedere

Libro consigliato (in inglese): XDA Developers’ Android Hacker’s Toolkit: The Complete Guide to Rooting, ROMs and Theming

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