Come convertire ebook e altro via email e inviarli al tuo Kindle, gratis

AGGIORNAMENTO: questo articolo ha ispirato in seguito la creazione della guida che vedete raffigurata qui a sinistra, attualmente in vendita in lingua inglese come ebook su Amazon (link). Spero di poter presto realizzare una versione in Italiano, tuttavia i trucchi e i consigli descritti nella guida, che oltre alla conversione e all’invio di file e pagine Web al Kindle riguardano anche il reperimento di ebook gratis da Amazon e altre fonti, sono spiegati in modo abbastanza chiaro da poter risultare utili anche a chi non conosce benissimo l’inglese. Per tutti gli altri, sarò felice di ricevere commenti di incoraggiamento alla stesura della guida in lingua italiana.

ATTENZIONE: per domande e risposte sul Kindle vi invito a leggere il mio ultimo articolo “Come funziona Kindle“.

Come inviare file al Kindle e convertirli

Ora che Amazon ha portato anche in Italia il suo Kindle (o almeno uno dei modelli) e ha messo a disposizione una quantità di titoli in italiano più che sufficiente a giustificarne l’adozione, il numero di miei connazionali che se lo regaleranno o ne faranno dono a qualcuno sarà certamente notevole, quindi ho deciso di cominciare a “rivelare” attraverso questo blog un po’ di quei trucchetti che fanno sempre comodo e che spesso non sono abbastanza noti o facili da scoprire.

Il primo, importante ‘trucco’ da conoscere è quello offerto dalla stessa Amazon, che mette a disposizione un servizio gestito totalmente via email, grazie al quale è possibile non solo spedirsi un file per leggerlo sul Kindle, ma addirittura convertirlo nel formato nativo piuttosto che lasciarlo nel suo formato originale.

Bisogna tuttavia stare attenti a usarlo nel modo giusto, infatti pur essendo legato al proprio indirizzo email Kindle, che in genere è nella forma nomescelto@kindle.com, va utilizzato nella forma nomescelto@free.kindle.com (notare la parola ‘free’, ovvero ‘gratis’). In questo modo non si incorrerà nelle spese che Amazon richiede in base alle dimensioni del file trasmesso, ma il tutto avverrà in forma gratuita.

Ma come si fa a spedire al proprio Kindle un file e ottenerne anche la conversione? E come funziona la ricezione?

Partiamo dalla seconda domanda, perché la risposta è molto breve: qualunque cosa spedirete con questo sistema comparirà sul vostro Kindle nel momento in cui vi collegherete (via WiFi) a Internet e userete il comando di sincronizzazione, lo stesso che in sostanza porta sul Kindle anche i prodotti acquistati.

Per quanto riguarda il metodo per spedire qualcosa e ottenerne al conversione, i passaggi preliminari sono questi:

  1. collegatevi alla pagina “il mio Kindle” e assicuratevi di accedere al vostro account
  2. a sinistra troverete il link “Impostazioni Documenti Personali”, su cui dovrete cliccare
  3. nella pagina che raggiungete mediante il link, troverete la voce “Elenco e-mail approvate documenti personali” e l’opzione “Aggiungi un nuovo indirizzo e-mail autorizzato” su cui dovrete cliccare
  4. a questo punto inserite l’indirizzo email da cui spedirete i file e cliccate su “Aggiungi indirizzo” assicurandovi che venga inserito nell’elenco di cui sopra

Bene, avete predisposto il tutto, ora non vi resta che scegliere un documento in uno dei formati riconosciuti (che elencherò fra poco) e inviarlo dall’indirizzo e-mail che avete inserito fra quelli autorizzati, usando come destinatario il vostro account nomescelto@free.kindle.com e come oggetto la parola Convert. Dopo qualche minuto ritroverete sul vostro Kindle il documento convertito nel formato nativo MOBI.

Ed ecco, infine, i formati dichiarati come ‘riconosciuti’ da Amazon per il suo Kindle:

  • Microsoft Word (.doc, .docx)
  • Rich Text Format (.rtf)
  • HTML (.htm, .html)
  • documenti di puro testo (.txt)
  • documenti compressi (zip , x-zip)
  • ebook in formato Mobi
  • PDF (dichiarati come ‘convertiti in via sperimentale’ ma vi assicuro che funziona!)

Potete, inoltre, inviare i PDF nel loro formato nativo (ma ve lo sconsiglio, perché sono scomodissimi da leggere) e le immagini in formato JPEG (.jpg), GIF (.gif), bitmap di Windows (.bmp) e PNG (.png).

Personalmente utilizzo questo sistema con il mio Kindle 3 (quello con tastiera) e ha sempre funzionato, quindi mi auguro che funzioni altrettanto bene con il vostro Kindle 4 italiano, fatemi sapere!

PS Nei prossimi articoli vi spiegherò come inviare al Kindle i contenuti Web in modo altrettanto semplice, anzi di più, semplicemente dal vostro browser

OmmWriter e la scrittura “focalizzata”

Questo articolo ha qualcosa di particolare: il modo in cui è stato scritto. Ed è proprio lo strumento utilizzato per la sua scrittura che voglio presentarvi nell’articolo stesso.

Si tratta di OmmWriter, un “programma di videoscrittura” disponibile già da qualche tempo ma sconosciuto ai più. Ho usato le virgolette, non a caso: per quanto molto limitato nelle sue funzioni al punto da ricordare programmi di serie nei sistemi operativi come Write o addirittura il Blocco Note su Windows oppure TextEdit su MacOS X, OmmWriter non è un editor di testo qualsiasi, ma potrebbe essere definito un “ambiente di scrittura“.

Il motivo è che rispetto a qualsiasi altro programma simile, OmmWriter vi offre degli strumenti con i quali potete focalizzare la vostra attenzione sull’atto dello scrivere in quanto tale, eliminando ogni altra distrazione.

Per ottenere questo risultato OmmWriter utilizza due soluzioni, abbinate: la prima è quella visuale, che elimina tutto quanto normalmente ‘circonda’ la vostra abituale area di scrittura, trasformando l’intero schermo in un foglio vuoto, ma a differenza della modalità ‘zoom’ dei programmi di scrittura questa può essere regolata in quanto a tonalità e integrare addirittura un ‘ambiente’ che facilita il raccoglimento. La seconda soluzione è, invece, uditiva: una serie di suoni d’ambiente che ricordano la meditazione e che, ascoltati con le cuffie, riescono davvero a calarvi in modo totale e consapevole nel processo di scrittura. Entrambe le soluzioni possono essere configurate a piacere, anche se nella versione gratuita non sono presenti tutte le possibilità che, naturalmente, la versione a pagamento invece offre.

In ogni caso non è facile descrivere adeguatamente OmmWriter a parole, perché come qualsiasi altra ‘esperienza’ va vissuta in prima persona, quindi collegatevi al sito ufficiale, clicate sul primo pulsante a sinistra e dopo aver fornito i vostri dati e scelto la versione (Windows oppure OSX) andate a controllare la mailbox perché ci sarà il link da cui scaricare questo stupendo programma. Dopodiché vi aspetto qui con i commenti, anche se sono certo che resterete, per un po’, senza parole 🙂

PS Dimenticavo, OmmWriter è disponile anche per iPad 😉

Apps: una strada per un Linux ‘popolare’?

Chi mi conosce sa che ho utilizzato, anzi provato a utilizzare Linux dai tempi delle prime versioni di Mandrake e SuSe, accogliendo con gioia l’avvento di Ubuntu perché speravo in una evoluzione ‘popolare’ del Pinguino.

Sebbene io sia chiaramente un ‘techie’, infatti, non mi ritengo abbastaza ‘nerd’ da godere nel dover smanettare per stronzate come la configurazione di una scheda video, cosa che mi è capitato di dover fare persino in un sistema ‘amichevole’ come Ubuntu perdendoci delle ore condite da varie imprecazioni espresse in oscuri dialetti meridionali.

Altrettanto ‘scomodo’ ho trovato (passando da una distro all’altra, da Xandros a Puppy e così via) il sistema di installazione, aggiornamento e disinstallazione delle applicazioni, con i loro ‘repository’ e ‘pacchetti’ che conservano ancora oggi quel senso di nerdosità tipico di Linux… a questo punto sento già montare l’ira e o sdegno dei fanboys del Pinguino, che spesso sono peggio dei fanboys Apple 🙂

Allora, pensando a cosa ha realizzato Apple con OSX e iOS pur partendo da un cuore Linux, e a cosa ha fatto poi Google con Android sempre partendo dalla stessa fonte, mi sono chiesto: “e se le maggiori distro di Linux adottassero integralmente la filosofia delle App, sia per le applicazioni sia per i ‘driver’?”

Non mi ritengo (e non aspiro ad esserlo) un esperto di Linux ma un utente come tanti, di quelli che appunto vorrebbero poterlo adottare in una qualsiasi distribuzione e non doversi per forza convertire alla filosofia nerd dello ‘smanettamento ad ogni costo e per il solo gusto di farlo’ (a questo punto le orde di fanboys del Pinguino si sono organizzate per linciarmi).

Così come con Gnome e KDE ci si è sforzati di presentare Linux in una veste meno ‘per gli addetti ai lavori’, quindi, pur lasciando a questi ultimi la piena libertà di ‘sporcasi le mani con il codice’, si potrebbe proseguire nella filosofia delle App da installare e disinstallare con un semplice click, preparandosi così anche a far sbarcare Linux in maniera sempre più massiccia sui dispositivi mobili ‘touch’ che dovrebbero comunque affiancare (ma non soppiantare, non fatevi illusioni) il mercato dei ‘personal devices’ informatici.

Perché gli utenti Apple sono dei ‘fanboy’?

Lo storico Macintosh 128k
Lo storico Macintosh 128k, che portava al pubblico l'interfaccia utente grafica (GUI) quando le altre piattaforme utilizzavano ancora la linea di comando

Prima di tutto mi scuso per il titolo provocatorio, ma ogni volta che difendo a spada tratta i prodotti di Cupertino evidenziandone i pregi mi sento attribuire questo termine che fa molto comodo a chi non ha saputo (ancora) apprezzare appieno i pregi del Mac oppure di uno dei tanti dispositivi mobili (smartphone, tablet, iPod) di Apple.

Preciso immediatamente, a scanso di equivoci, che nessuna macchina e nessun sistema si può definire totalmente esente da difetti, visto che è stato progettato dall’essere umano e da esso realizzato: quando gli Dei costruiranno i computer forse saranno perfetti e risponderanno anche alla famosa domanda cosmica.

In un recente dibattito su Google+ un amico (virtuale, ma abbastanza reale da apprezzarlo come persona e considerarlo tale) che conosce, avendolo anche usato, il Mac si stupiva ancora una volta del ‘fanatismo’ con cui noi utenti di lunga data siamo soliti elogiare e difendere questa piattaforma e tutto ciò che Apple ha prodotto nel tempo. In particolare, nel dibattito che ne è sorto, dopo l’affermazione di un altro mio amico (stavolta ‘reale’, non soltanto ‘sociale’) secondo cui l’affermazione del primo riguardo all’eccessivo costo dei prodotti Apple si riferisce quasi sempre a un “discorso esclusivo di performance hardware” che ignora “tutto ciò che sta intorno”.

La domanda che ne scaturiva, giustamente, è “Cosa sarebbe questo ‘intorno’?”

Per rispondere al primo amico, e a tutti coloro che si fanno al stessa domanda, devo rifare la solita premessa, per sottolineare quanto io parli con cognizione di causa e non per ‘sentito dire’: ho trattato i prodotti Apple e il Mac in particolare come divulgatore/formatore per oltre due decenni, utilizzandoli nel lavoro di grafica e impaginazione ma anche realizzando riviste come MacPower (multimediale su CD-ROM) e MacOnly (selezioni di shareware e freeware per Mac su CD-ROM), manuali su come creare video oppure musica e audio con il Mac, e di recente riviste dedicate in gran parte a iPhone e iPad. Ho anche tradotto e curato varie riviste a diffusione nazionale come MacFormat, iCreate, e simili.

Quando parlo del mondo Mac e Apple in generale, quindi, lo faccio con cognizione di causa, al di là della possibile ‘gratitudine’ che posso nutrire per un marchio (inteso come chi ci sta dietro e ci ha lavorato seriamente e duramente) che ha inciso profondamente sulla mia carriera professionale e di conseguenza sulla mia vita (provo la stessa ‘gratitudine’ per Lord Sinclair, ma questa è un’altra storia di tante vite fa).

Ecco, alla luce di tutto ciò posso tranquillamente afferma re che la percezione del mondo Apple da chi non lo utilizza quotidianamente al cento per cento è diversa anche da chi, come nel mio stesso caso, si serve da sempre di piattaforme miste come Linux e Windows e delle relative controparti nel mondo ‘mobile’. Tanto per fare un inciso, in questo momento sto usando Windows 7 su un notebook HP.

Potrei anche aggiungere che OSX, preso da solo, è la somma perfetta delle qualità di tutti gli altri sistemi operativi, in quanto alla possibilità di agire ‘da hacker’ (in senso positivo) all’interno del proprio sistema unisce la presenza tanto di applicativi altamente professionali ed efficienti (leggi: che non si impallano praticamente MAI, ma i meriti sono anche del S.O. e delle direttive di sviluppo di Apple) e nel contempo intuitivi nell’uso, quanto di freeware e shareware anche in questo caso molto spesso di altissima qualità.

Se a tutto ciò aggiungiamo che l’utilizzo di due ottime piattaforme di virtualizzazione (Parallels Desktop e VMWare) consentono a chiunque di utilizzare in modo trasparente anche eventuali applicativi per Windows e Linux, utilizzare un Mac significa davvero poter contare sul meglio di tutti i mondi senza rinunciare a nulla.

Vorrei concludere questo articolo con un’ultima precisazione: chi giudica i ‘fans’ del mondo Apple come degli esaltati e dei ‘fanboy’ in genere non fa parte della ‘maggioranza’, come non ne fa parte chi utilizza ovviamente un Mac. Questo genere di critiche e osservazioni, infatti, arrivano quasi sempre da ‘geek’ e ‘nerd’, o comunque da persone che sono molto esperte di un particolare sistema operativo e dell’informatica in generale. Nessun utente ‘medio’ (ovvero il 90% di chi utilizza un computer) avrebbe motivi particolari per negare che un prodotto come il Mac, nella sua stabilità, efficienza e sicurezza (doti che mancano spesso a Windows) e nella sua trasparenza, intuitività e semplicità d’uso (doti che mancano spesso a Linux) valga appunto il suo prezzo proprio in virtù della somma dei vantaggi appena descritti, che cambiando la qualità di vita di chi utilizza l’informatica e Internet quotidianamente assume, di conseguenza, un valore ben più alto di quello che generalmente si attribuisce all’hardware e al software in quanto tali.

E se insieme a questo ‘utente medio’ mettiamo anche chi, come me e molti altri, ha utilizzato e utilizza il Mac per motivi di lavoro, portando quindi i pregi sopra descritti anche nella vita professionale, si comprende ancora di più il motivo per cui “tutto ciò che sta intorno” a questo mondo giustifica se non ampiamente almeno in parte il costo sicuramente alto dei prodotti Apple.